venerdì 1 luglio 2016

La vigilia di Germania - Italia





La vigilia vista da un'emigrante
Noi che la Germania amiamo, noi che in Germania abbiamo lavorato, studiato, "buttato il sangue" ,vissuto,  questa sera  non possiamo che ritrovarci a pensare, organizzare come vederla al meglio, programmare quelle due ore in cui ci sentiremo più italiani degli italiani, patrioti divisi a metà ma con il cuore sempre lì al posto giusto.
In fondo solo noi sappiamo quanto il vento del Nord ci appartenga, freddo, pungente,ostile ma sappiamo affrontarlo con lunghe passeggiate sulla Elbchausse .
Adoriamo attraversare lo Jenish Park e non soffriamo più di alcuna nostalgia nel pensare alla bellezza dei nostri giardini e vedere come i giardinieri inglesi  hanno impartito ben altra architettura ai tedeschi.
Certo rifuggiamo andare alla Theresenwiese perchè un Mass ce lo beviamo piuttosto alla Volksfest di Straubing che in quella bolgia, non siamo mica turisti come i giapponesi vestiti con i dirndl o quegli italiani che dopo il secondo birrozzo sono già sbronzi!
Noi in fondo siamo dei metà e metà.
Siamo la perfetta sintesi di due immagini  complementari e mai simili.
Due immagini che non si possono confondere , così diversi e così apertamente in competizione, sempre.
Noi emigrati sempre un pò confusi. capaci di sentirci fieri Italiani ad Amburgo ma Tedeschi a Roma, noi con tanta nostalgia attaccata anche quando scegliamo di ritornare .
Noi, in queste ore di vigilia dello scontro finale di quel meravigliso sport che è il calcio, scegliamo Italia.
E se questo è logico. quello che invece non segue alcun filo è dove il nostro "tifo" andrà in caso di sconfitta dell'Italia.
E' certo che non tiferemo mai Germania.
Non c'è nessuno di noi che lo farà e non vi sono spiegazioni plausibili e nemmeno contorte.
E' la Germania "una sfida continua" pur amandola fortissimamente.

giovedì 16 giugno 2016

Memoria e lotta alla violenza di genere nel ricordo di Loredana

Albenga e Castellana Grotte unite nella lotta alla violenza
ad un anno dalla morte di Loredana 


Ad un anno dal Femminicidio di Loredana,  il Gruppo di Solidarietà per Loredana ha inviato
al Dr. Giorgio Cangiano, Sindaco di Albenga città dove Loredana viveva e dove è stata barbaramente uccisa, e al Dr. Franco Tricase, Sindaco di Castellana Grotte città natale di Loredana e della sua famiglia, la seguente lettera per promuovere due iniziative importanti.
La prima una panchina rossa  volta al ricordo e alla testimonianza attraverso un segno tangibile, collocato in uno spazio pubblico, visibile a tutti di una assenza nella società causata dalla violenza, l'altra volta alla lotta alla violenza di genere partendo dalle scuole attraverso corsi di formazione contro la violenza di genere tenuti dai centri laici antiviolenza.
Qui il testo integrale che ci auguriamo tutti trovi la massima accoglienza.


Oggetto: Una panchina per Loredana ad Albenga e a Castellana Grotte
Ad un anno dalla tragedia di Loredana Colucci l'escalation delle donne uccise perché donne, vittime
di uomini violenti ed incapaci di accettare di non essere i loro padroni, non si ferma.
I numeri sono quelli che conosciamo, dal 1 gennaio ad oggi 59 le donne uccise e i dati Istat sono
impietosi: in Italia 7 milioni di donne sono state vittime di violenza ad opera di un familiare, un fidanzato, un
amante. È necessario chiedersi cosa fare oltre l'indignazione e l'orrore che proviamo ogniqualvolta una donna
viene massacrata, uccisa, bruciata, deturpata, violentata. Le nostre comunità conoscono bene questi
sentimenti e non dimenticano. Il nostro gruppo ha continuato a tenere viva non solo la memoria di Loredana
ma a scrivere, denunciare, far sì che nessuno dimentichi.
Pensiamo che possiamo tutti insieme fare di più, di qui la nostra richiesta di dedicare a Loredana una
panchina rossa per il sangue versato, ricordo e memoria della città di una piccola, grande donna che aveva creduto nella società degli uomini e più volte chiesto aiuto allo Stato.
Chiediamo a voi Sindaci alla città di Castellana Grotte e Albenga di pronunciare parole forti e di
impegno perché nel prossimo anno scolastico 2016 - 2017 vengano promossi corsi di educazione e lotta alla violenza di genere in tutte le scuole, dalle elementari alle superiori, perché "solo riscrivendo la grammatica delle relazioni affettive, ma anche occupandosi, attraverso l'educazione o attraverso le diagnosi precoci, delle fratture identitarie che attraversano tutti quegli uomini e tutti quei ragazzi che pensano di poter trattare le donne come semplici cose" (cit. Michela Marzano) si possano compiere i veri passi verso il vivere senza questo
orrore.
Chiediamo impegni concreti nell’ambito della lotta alla violenza contro le donne e, allo scopo, che si
organizzino e promuovano progetti scolastici di prevenzione e sensibilizzazione sul tema. Crediamo, infatti che, trattandosi di un problema culturale, intercettare la violenza di genere già nelle scuole, possa essere più efficace dei soliti proclami fini a sé stessi.
Progetti necessariamente tenuti dai centri antiviolenza laici e non influenzati da culture che hanno in
sé il possesso della donna e che portano alla giustificazione del femmincidio.

Mercedes Lanzilotta

Giandomenico Laera
Marina Pinto
Fabio Colucci
Tina Mazzarelli
a nome del Gruppo di Solidarietà per Loredana Coluccihttps://www.facebook.com/groups/1596978470544260/?fref=ts


Si Ringraza  La Stampa di Torino, Savonanews, Castellanaonline per aver dato pubblicazione e risalto alla iniziativa

martedì 14 giugno 2016

Una Panchina per Claudia

Duccio Tringali "per le Claudie"

  • Roma Quartiere Giardini 11 giugno 2016
  • un anno dal Femminicidio di Claudia Ferrari

  • Una panchina: quattro assi di legno. Alcune dipinte, altre no.
  • Molte con schienali, altre persino con i braccioli. Tutte essenziali e confortevoli. Di qualunque materiale, forma o colore, le Panchine sono accoglienti come madri e, come madri stabili e solide, riempiono le nostre città ed i nostri borghi. E attendono chiunque abbia la voglia o la necessità di essere “contenuto” per un po’ di riposo. A guardare bene però molte delle nostre panchine sono malandate, offese, deturpate. A volte persino bruciate! Bruciate come la vita di molte donne. Trucidate, più volte colpite e dilaniate. Quasi ogni giorno una donna muore senza sconto, uccisa, dicono, “per amore”. Quasi ogni giorno si consuma nella nostra società un crimine che hanno chiamato Femminicidio! Il Femminicidio è il reato più presente nella nostra cronaca e che, malgrado l’elevato numero di brutali accadimenti, ancora oggi rappresenta una realtà tenuta ben distante da una società che, con fare indifferente, non agisce né reagisce. Viviamo in un paese che non difende la vita delle proprie donne, mamme, sorelle e figlie. Né tantomeno condanna seriamente chi ne ha cancellato l’esistenza. Anzi ne riduce senza indugio la pena passata in giudicato. Contiamo ormai troppe donne vittime della brutale violenza degli uomini che avevano giurato e spergiurato AMORE. Qual è il messaggio che arriva alle nostre ragazze, al nostro futuro? E’ una società adatta ad accoglierle e farle crescere? Non credo, perché un posto che lascia ammazzare le proprie donne non sarà un posto buono per alcuno. Non stupisce neanche la frequenza con la quale accadono i barbari eventi (una donna ogni due giorni, piuttosto che una ogni tre…). Fa effetto sì, ma limitatamente all’attimo in cui l’informazione è divulgata perché non si assimila: è di difficile digestione. Si parla del vissuto delle vittime e ci sorprendiamo, commentiamo il livello di efferatezza e brutalità che le ha strappate al mondo ma non sappiamo dire altro. Feroce è l’abitudine alla violenza che lasciamo in superficie. Ma non possiamo più essere così. Non possiamo più ignorare. Noi siamo vivi e pensanti. Siamo dotati di cuore e ragione. E come tali non possiamo più non considerare i bambini a cui all’improvviso è stata sottratta la mamma o i genitori a cui è stata cancellata la figlia. Non dobbiamo più voltare la faccia davanti a questi crimini solo perché non si sono consumati nella nostra casa, ma poco più in là del nostro perimetro domestico. Noi abbiamo il dovere di ricordare le nostre vittime e di difendere tutte coloro che ora sono in pericolo di vita e nella violenza. E per non dimenticare, diamo vita ad un’azione che non è più rimandabile. Gridiamo ai nostri “uomini” di governo ed alle istituzioni di affrontare seriamente il problema che oramai desta scalpore non appena accade, ma lascia spazio, immediatamente dopo, solo al dolore ed al ricordo nella vita di chi ha perso, inesorabilmente, la propria mamma, la propria figlia, la propria amica o sorella. E possiamo farlo solo cominciando da noi, urlando dalle nostre strade, dai nostri municipi e dai nostri comuni; insomma dalla nostra società tutta. Per non dimenticare le vittime e per combattere questa ormai assurda acquisita normalità adottiamo una Panchina come simbolo della lotta al Femminicidio. Creata da una scuola. Da un cittadino volenteroso. Da un artista. Adottiamo e abbracciamo una Panchina per accogliere e raccogliere i nostri ricordi, i nostri pensieri, i nostri occhi e le nostre azioni. La nostra solidarietà! Adottiamo una Panchina per le donne uccise da una mano violenta e da una società che non ha saputo far altro che guardare altrove. Adottiamo una Panchina e trattiamola con la cura ed il rispetto che merita! Ed ad ognuna diamole un nome, per non dimenticare! La nostra è dedicata a Claudia.

  • Germana Cecconi


    Dedicato a Stefania Mattioli
    Dedicato a Luciana Robertone
    Dedicato a troppe madri che hanno bisogno di tanto, troppo coraggio 


  • Claudia Ferrari


mercoledì 4 maggio 2016

Corrado Augias I confini persi


I confini persi
Molte le polemiche scatenate dall'intervista a Corrado Augias sul dramma di Fortuna, uccisa a sei anni dopo essere stata abusata sessualmente.
L'intervista molto bella e dettagliata terminava con una frase infelice  «Aveva 5-6 anni ma si atteggiava come se ne avesse 16-18».Letta così si può solo polemizzare e accusarlo di becero maschilismo ma quella frase deve essere contestualizzata nella perdita dei confini la cui unica responsabilità è da ricercare, senza alcuna difficoltà, nel mondo degli adulti.
Spiego con un esempio lampante e che tutti conosciamo.
E' normale che l'Italia si appassioni a quelle trasmissioni domenicali dove vengono educati bambini a cantare gli amori più controversi degli adulti?
Interpretazioni di canzoni meravigliose, dal contenuto non certo per l'infanzia, di brani resi famosi da Mina, Mia Martini ecc. La RAI, Mediaset trasmettono Format con bambine agghindate con estrema ricercatezza tra line di demarcazione non esattamente definite del vestire di donne in piena maturità sessuale ed emozionale.
A me vedere una bimba cantare " l'importante è finire" o "minuetto" mette imbarazzo,faccio esempi a caso....non sono certa abbiamo cantate queste ma simili certamente.
(tra l'altro testi in cui pazze masochiste e dedite al martirio si prostrano al il maschio padrone e sempre vincitore)
I maschietti, anche loro agghindati secondo una logica perversa sono vestiti elegantemente come andassero a fare da testimoni a qualche matrimonio, incravattati. Sono i veri trionfatori ( anche nell'infanzia l'insegnamento all' emulazione del mondo maschio adulto è perfetta, i testi quelli che sappiamo dove al peggio finiscono nel trovare consolazione nelle braccia di mammà o in quelli verdi di mamme altrui.
Chi non ha visto anche 10 minuti quelle trasmissioni? Per non parlare degli irresponsabili genitori in lacrime dopo l'esibizione del figlio/a.
Il messaggio che passa, non proprio subliminale, è che attraverso la musica questi bambini entrano di diritto nel mondo adulto, con l'introiezione di tutte le sue colorazioni, non esattamente plasmabili al mondo dell'innocenza.
Passano messaggi confusi, recepiti nelle periferie di subcultura metropolitana e non, quali mondo reale, appunto normale.
Questa bambina era bella, anzi bellissima, le avevano rubato l'innocenza con la complicità della madre che ora si dispera e piange, con la complicità di donne e uomini che sapevano e chiudevano l'uscio perchè nulla trapelasse dalle loro case e da quella casa.
Qui le responsabilità non sono di Augias che non è riuscito a dire con parole diverse sul finale un concetto banale e vero.
Non è giusto devastare il mondo dell'infanzia con messaggi impropri, non ultimo quello trasmesso da quelle trasmissioni che sono una vera e propria espressione della pedofilia. Non ho mai sentito voci levarsi forti, nessuno che abbia detto che vanno chiuse. Fanno molta audience.

http://www.giornalettismo.com/archives/2094403/corrado-augias-fortuna-loffredo/

giovedì 21 aprile 2016

Mery non c'è più, lo Stato ha un debito con lei

Freeheld


La sveglia delle 6.15, quella di tutti i giorni, quella che disattivo solo quando sono in vacanza, mi avverte che è ora di darmi una mossa se non voglio arrivare in ritardo al lavoro.
Lo sguardo automatico al cellulare, c'è un messaggio su Wotzapp.
E' di Anna.
"Mary è andata via, dolcemente, questa notte"
Lo guardo e riguardo con smarrimento, penso a quanti inviti in questi ultimi mesi ho disatteso per quella maledetta ansia di vivere e quell' agenda sempre piena di mille appuntamenti, tanti evitabili, chiusa in casa a studiare urgentissimi argomenti che di urgente nulla hanno, se non fiondarmi nell'ennesima lotta per le mie battaglie minoritarie, quelle di sempre.
E' tutto il giorno che  scorrono le immagini, vite parallele, tanti momenti in cui si sono intersecate le nostre vite.
Certo lo sapevo che la malattia progrediva, erano anni che combatteva e non molti mesi fa eravamo a sorriderci e raccontarci, come se nessuna ombra vi fosse sulla sua salute.
Mai un lamento, sempre pronta a sorridere, accogliere con quella  generosità quasi scontata  le sue Amiche, tutte.
Ripenso a quanto mi prendeva in giro per la mia "tirchiaggine", per il mio vivere  troppo attento alla pianificazione, alla attenzione del quotidiano.
Sorrido e mi dico che lei ha sempre avuto più coraggio di me.
E' andata via questa notte con la comprensione del mondo che aveva, mai un tono di voce scomposto, mai vista arrabbiata, incazzosa, come forse lei mi ha visto tante  volte.
Ho  ripensato a quel gruppo di donne, unico per solidarietà e affetti, fedeli le una alle altre come da un patto antico che nulla aveva a che fare con una qualsivoglia motivazione politica.
Semplicemente amiche.
Non che non si parlasse di politica, ma Mary non si appassionava più di tanto, aveva  la capacità dell'ironia e quella cultura del riuscire comunque sempre, se si è capaci, a difendersi.L'arte del sopravvivere quando non hai alcun diritto, nemmeno quello di vivere alla luce del sole la tua vita affettiva.
E' accaduto, dopo 39 anni vissuti con la sua donna, di non averla mai potuta sposare e poterle garantire quei diritti che ancora non lo sono.
Ha molto gioito dell'approvazione al Senato della legge sulle coppie di fatto, ma la politica non ha fretta, la cattiveria del suo male l'ha, eccome se l'ha.
E' tempo che la Camera approvi e renda operativa la legge .
E' un debito che ha soprattutto con Mery, con Luisa che vide la sua vita calpestata anche dopo la morte, con le tante vite che non fanno notizie, è una realtà ingiusta che passa sotto silenzio, ancora.

domenica 3 aprile 2016

Predicare bene razzolare male: il caso Erspamer

Mister  Erspamer



Forti reazioni di approvazione al gesto simbolico d Francesco Erspamer ci è toccato leggere sui social nettwork.
Siamo tutti d'accordo.Renzi non ci piace, le sue politiche ci liberano troppa istamina.
Abbiamo raccolto decine e decine di migliaia di firme contro la Buona Scuola, contro le Trivelle, contro l'abolizione del Senato, insomma stiamo dalla stessa parte.
Ci apprestiamo domenica 17 aprile a combattere contro i mulini al vento dell'ordine di astensione del Governo sul referendum.
Davide contro Golia? Forse. Si spera.
Quello che però speriamo non ci abbandoni mai è l'intelligenza dello spirito critico accompagnato da un minimo di coerenza.
Renzi va a visitare la più ricca e prestigiosa università del mondo: Harvard.
Per carità, non è che soffriamo di complesso di inferiorità se ci siamo laureati a Bologna o a Cosenza, lo stesso siamo andadati all'estero e ci siamo specializzati a Monaco di Baviera, per esempio. Siamo contenti così.
Il fatto è che quando ci opponiamo alla "Buona Università" e diciamo che Renzi non deve copiare il modello americano, preferiremmo che non ce lo raccontasse un Italiano che proprio da quel modello ne trae benefici, soldi e benessere.
Sì, perchè se è vero che non ha trovato lavoro in quella merda delle Università italiane, c'erano diffuse nel mondo ben altri modelli, faccio per dire Berkley, università pubblica  dove è nato il 68 o.. che ne so io ...? Alla Sorbona, alla Free Univesitaet Berlin, alla Carlo III di Madrid.
No, il Professore è andato nel tempio del Liberismo americano, proprio quello che abbiamo combattuto e combattiamo ogni giorno da sempre.
Si dà il caso che Harvad si basi su un modello  di Governance che fa ampio utilizzo di capitale privato (per intenderci è l'estremizzazione della nostra Bocconi) e che costituisce uno degli elementi principali della riforma universitaria espressa da Renzi e che il Professor Erspamer contesta. Della serie: liberale al mattino e marxista la sera.
Si Professore, noi crediamo nella scuola pubblica, polo  interculturale di democrazia e libero accesso. Crediamo che anche lo studente marocchino o italiano debbano pagare tasse compatibili e avere accesso all'Università anche se non si sono diplomati con 100/100 cum laude.
Ci crediamo a tal punto che non solo l'abbiamo frequentata ma iscriviamo i nostri figli, insegnamo nelle nostre scuole e lavoriamo negli ospedali pubblici pur godendo di una certa credibilità professionale che ci consentirebbe ben più lauti 740.
Detto questo, lei ci lascia già alquanto perplessi.
Ci saremmo auspicati da cotanto marxismo una maggiore sensibilità nei confronti del Capo del Governo Italiano.
Non era venuto in vacanza, non doveva iscrivere i suoi pargoli al corso di business administration, bensì era in veste istituzionale.
Non è dello stesso parere?
La sua posizione privilegiata,grazie ad Harvard,le consentiva di esprimere tutto il suo dissenso in maniera più consona e rispettosa delle istituzioni italiane che non hanno colore politico rappresentando tutto il popolo italiano, me compresa che  Renzi non lo reggo nemmeno alla vista in tv e non ci giocherei insieme nemmeno una partita a flipper.

venerdì 18 marzo 2016

Voglio la Luna

                                                         

Chiusura del Punto Nascita di Putignano


Voglio la Luna

     Compito della Politica è, oltre all’amministrare giardini e rotonde di cui comprendiamo l’importanza, ma ci piace guardare oltre,  educare i cittadini a guardare la luna sempre e mai il dito.
Non c’è luce, non c’è alternarsi delle stagioni, la bassa e alta marea,  non c’è primavera senza la Luna, si non c’è FUTURO.
In questi giorni stiamo assistendo ad una impietosa immagine che i politici del sud-est barese ci rimandano, il potenziamento di spinte populistiche come le raccolte di firme contro il riassetto del piano sanitario regionale che ha come conseguenza la chiusura del punto nascita di Putignano.
Sindaci con fascia tricolore in bella mostra, facce scure e determinate non si fanno disattendere quando il popolo invoca, mentre il loro compito è ben altro, ben sapendo di avere a che fare con la Salute della gente e non con il prezzo dei vampasciuoli (mi scuseranno i grossisti ma avremo occasione di parlare anche di questo).
Certa di scrivere un pezzo impopolare, certa di aumentare a dismisura la già nutrita schiera dei miei avversari, sento la necessità di dire la mia, ben sapendo di essere fuori dal coro.
Quando mi sono candidata a Sindaco di Castellana uno dei miei principi programmatici era voglio Castellana Città d’Europa. La Sanità è il primo dei diritti del cittadino ed anche quello a cui è più sensibile, ma non mentendo!
Il Politico ha diritto di dire esattamente le cose come stanno e rischiare che non lo voti più nessuno.
Il cittadino DEVE SAPERE.
La Chiusura del Punto nascita di Putignano era già stato deciso e lo si poteva desumere facilmente nell’ Accordo Stato Regione del 2010 perché prevedeva con chiarezza  la chiusura definitiva dei reparti di maternità dove si effettuano meno di 500 parti all’anno e razionalizzazione/riduzione di quelli che ne effettuano meno di 1.000. Nella nostra terra si trattava di stabilire quale: Monopoli o Putignano.
Chi ha scritto questo Accordo e su quali basi? Lo ha scritto il Governo su indicazioni precise della Società Nazionale di Ostetricia e Ginecologia e quella di Neonatologia.
Accordo avvalorato, fondato su tutti gli studi internazionali che acclarano l’incidenza di eventi avversi materno fetali è nel nostro paese, come in tutto il mondo, tanto più alto quanto minore è il numero di parti erogati.
Non solo:  l’Italia ha la percentuale di Cesarei più elevata d’Europa: il 38%.
Già nel 1985 (Organizzazione mondiale della Sanità), 20 anni fa, l'OMS affermava che una percentuale di Cesarei al di sopra del 15% non è giustificata!!!
La Puglia non deve certo vantarsi del suo 40%, 10% in meno della Campania!
Questi dati dovrebbero indurre alla vergogna nazionale ogni dirigente medico ostetrico ospedaliero di quegli ospedali ,non fosse altro perché anche questo rientra tra i prezzi che pagano le donne, il massacro del ventre senza una ragione plausibile.
Il Cesareo Inutile, di comodo, non implica solo  aumento delle complicanze perioperatorie e maggiori rispetto al parto spontaneo, ma anche future, che si manifesteranno nel tempo e non prevedibili.
Vi siete mai chiesti perché ci sia uso ingiustificato? Vi siete mai chiesti perché vi sia una differenza così significativa tra Nord e Sud?
Lo chiedo al popolo dell’indice puntato sulla malasanità, sempre pronto alla piazza.
La scelta del riordino del piano sanitario va giusto in questa direzione: scrematura della possibilità che si crei l’Effetto Formaggio, e chi di Menagement in Sanità sa, comprenderà, in concreto  che si creino tutte le situazioni perché l’incidente tragico avvenga.
Nell’ accordo Stato Regione nel 2010 dunque veniva demandato alla Regione di scegliere se potenziare Putignano o Monopoli. La scelta per logica è caduta su Monopoli.
Putignano è ospedale fatiscente in molte sue parti, al centro della città, con una situazione alberghiera al limite della decenza, non  espandibile,  numero di parti ca 800, numero dei cesarei al di sotto della media pugliese e campana ma pur sempre altissimo. E’ un vanto stare su quelle cifre?
Non credo, forse perché ho l’onore di lavorare in un Ospedale con percentuali e numeri ben diversi: 18% dei cesarei su 1600 parti nel 2015 e 400 partoanalgesie l’anno.
Perché la nostra terra, la nostra gente non ha diritto di pretendere un percorso di Salute in linea con lo standard europeo?
Perchè non dire alla nostra gente che è un DIRITTO non credere alle chiacchiere ma guardare la sostanza?
Noi cittadini dobbiamo PRETENDERE UN GRANDE OSPEDALE come già annunciato ma di cui non vediamo sostanza.
La Regione Puglia ci deve dire esattamente dove, come e quando verrà costruito l’Ospedale tra Monopoli e Fasano, quanti e quali reparti, numero posti letto, organizzazione dell’Emergenza, postazione Elisoccorso, DEA e ogni altra informazione ed…. in quanto tempo.
Vogliamo e pretendiamo una rendicontazione di ogni passo e siamo certi che Michele Emiliano la pensi come noi.
E’ possibile, doveroso, costruire un grande ospedale in tempi ragionevolissimi.
Prenderemo esempio da Legnano che tra progetto e inaugurazione ha visto trascorrere 5 anni realizzando un meraviglioso e funzionante ospedale che coniuga architettonica e funzionalità, dove la Neurochirurgia, la maxillofaciale, la pediatria, la cardiochirurgia e ogni suo reparto sono fiori all’ occhiello della buona Sanità.
E’ possibile, basta affidare i lavori a chi costruisce ospedali in Europa e non a chi  dimentica gli ascensori per trasportare i pazienti ai piani.