mercoledì 3 maggio 2017

Dolore e cannabis terapeutica A.D. 2017 Italia

Una storia di dolore e di ingiustizia

Un venerdì sera qualsiasi a casa , relax.
" Sono molto stanca dottoressa, il dolore è tornato più forte di prima "
Non sono di guardia ma alcuni pazienti hanno il mio numero privato di default, me lo chiedono e talvolta cedo facendomi promettere di considerarlo solo di emergenza.
Quella voce la conosco bene, è una donna mite e gentile, la adoro per il coraggio con cui affronta la malattia e quel suo porsi sempre come non volesse dare mai fastidio, come se del suo dolore debba prima scusarsi.
Caspita avevamo il dolore sotto controllo sino a pochi giorni fa! La cura del dolore è così.
Tanto ricamo, aggiusta la posologia di qua, togli qualcosa di là. E' come un balletto estenuante fatto di piccoli passi, taluni si rilevano completamente inutili, altri improvvisamente vincenti quando meno te lo aspetti.Altre volte il brutale risveglio quando sei convinta di aver sistemato al meglio. Impossibile lo sviluppo senza la complicità dei i due attori che vogliono e devono vincere a tutti i costi la sfida con il nemico, sempre uguale a se stesso  subdolo e cattivo.
Troviamo uno spazio urgente che si chiama in mille modi "bollino verde" "codice bianco" "venga in ospedale prima della guardia, mi raccomando il corsetto" "visita domiciliare".
Da 1 a 10 il dolore è 8-10 H24, eppure la terapia in atto è ampissima e dovrebbe dare delle risposte diverse, le opzioni terapeutiche le abbiamo provate tutte ma la paziente non dorme e confida quello che nessun medico vuole sentire ( ma che spesso gli tocca ) " ieri mi volevo buttare dalla finestra".
Riguardo la terapia, provo a "scivolare" su un altro oppioide ma so , può accadere, non basterà e penso alla Cannabis terapeutica quale aiuto, abbraccio rilassante e benefico, può aiutarla.
Ne parliamo insieme come per tutte le scelte.
"Ho letto tutto su Internet " mi confida"
"Dobbiamo firmare insieme un consenso informato. Mi deve promettere di essere ligia nella assunzione delle gocce  e venire puntuale ai controlli, non assumere quantità che non siano state con me concordate ecc.. Signora  lo sa che non è rimborsabile e dovrà pagare ogni prescrizione? "
"Non ho una lira, vivo di 700 euro al mese. Ho tutti i codici di esenzione. "
Stringo i denti perchè non servono a niente in questo caso.
Lo Stato, nello specifico molte Regioni Italiane non hanno previsto capitoli di spesa per i cannabinoidi nonostante siano indispensabili nella cura del dolore refrattario.
" Ho una nipote che ho cresciuto, me lo pagherà lei, spero."
Chiudo la porta con molta rabbia.
Non sempre la eccellenza sanitaria tanto sbandierata ha le porte aperte alla Umanità.



-  In Italia pochissime Regioni prevedono la rimborsabilità delle preparazioni galeniche per i cannabinoidi. Viene lasciata alle ASST la presa in carico.
Questo racconto lo dedico  a Elena Gentile  Medico, ex Assessore alla Sanità della Regione Puglia, oggi Deputato in Europa, che rese possibile la più avanzata delle leggi regionali in materia di Cannabis terapeutica.
Un cittadino pugliese non viene umiliato nella sofferenza, non deve cercare soldi per permettersi quel farmaco  vittima di  pregiudizi sociali e ignoranza dei politici.
In Puglia la Cannabis terapeutica è completamente rimborsata dalla Regione.

- Solo 11 Regioni hanno legiferato, e anche queste diversamente una dall'altra. 

Gran parte imitando gli struzzi e dimenticando il coraggio.
- Nella gran parte delle Regione la prescrivono pochissimi medici e  la pagano i cittadini, nonostante le disposizioni nazionali prevedano la rimborsabilità.

- questa storia che racconto può essere avvenuta in quasi tutte le Regioni d'Italia.

domenica 9 aprile 2017

La meritocrazia non passa per la BCC a Castellana Grotte



La Banca d'Italia, nel lontanissimo 2015, si arrabbiò un bel pò con le banche pugliesi quando scoprì che le donne erano quasi assenti.
Lacuna trasversale a tutto il comparto finanziario pugliese per intenderci.
Si arrabbiarono così tanto che invitarono le nostre "bancarelle" locali a fare sì che almeno il 20% della composizione dei nuovi consigli di amministrazione venga declinato al femminile.
Non solo, ma la Banca d'Italia  fece sapere che il mancato raggiungimento della soglia diverrà oggetto di analisi e confronto con la commissione di Vigilanza.
Lavori scientifici tra cui quello di Maria Luisa Stefani e Silvia del Prete dimostrano quanto la presenza delle donne nei board delle banche crea impulso vitale di crescita economica, abbassamento della età media, innalzamento dell'istruzione e affermazione della meritocrazia.
E' recentissima la notizia della nuovo consiglio di amministrazione di Castellana Grotte.
Solo una donna su 23 tra presidente, amministratori, probiviri e collegio sindacale.
Grande novità ! Prima volta nella sua storia la presenza di una donna.
Dato che la BCC di Castellana ha oltre mezzo secolo di storia, non basteranno altri 2 secoli per una composizione di equilibrio.
Eppure donne in gamba tra gli artigiani,  commercianti, commercialisti, avvocati ce ne sono tantissime.
La legge Golfo/Mosca purtroppo ( quote rosa nei CDA)   non trova applicazione nelle BCC ma buonsenso e equilibrio avrebbero dovuto suggerire una maggiore adesione ad un modello di società di cui la nostra città è parte e non è certo avulsa.
Non si tratta di applicare solo una quota di genere ma affermare il principio della meritocrazia che certo non ha una connotazione sessuale ma è espressione di rappresentanza delle intelligenze.






venerdì 31 marzo 2017

Un futuro Sindaco non tace sul piano di riordino sanitario del suo territorio





Ospedale di Putignano e disinteresse della politica castellanese
E' alquanto imbarazzante l'assenza di qualsivoglia indirizzo e impegno dei Candidati Sindaci alle Amministrative 2017 di Castellana Grotte e dell'attuale Sindaco Franco Tricase sul piano di Riordino Sanitario della Regione Puglia.
Nel concreto ai castellanesi non è dato sapere ad oggi   cosa essi pensano e quali esigenze e proirità andranno a difendere.  
Non è cosa da poco,  il Sindaco non solo è il Primo Responsabile della Salute dei suoi cittadini
quanto è garante della difesa del  livello e dell'offerta assistenziale nella nostra città.
Il futuro vedrà cambiamenti sostanziali dettate sia dal risparmio della spesa sanitaria non più sostenibile sia del taglio agli sprechi.
Passi da gigante in questa direzione sono imposti dalla trasformazione delle ASL in ASST , significa nel concreto una integrazione efficiente della medicina ospedaliera con il territorio e viceversa.
Una vera rivoluzione se condotta con rigore e consapevolezza di quel che significa.
Il declassamento dell'Ospedale di Putignano è cosa certa nonostante i politici regionali mandino, come accade in tutta Italia in questi grigi tempi, segnali sconcertanti per non inimicarsi l'elettorato.
Tutti sono consapevoli che portare a compimento il piano di riordino comporterà coerenza e prezzi elettorali da pagare pesanti, conseguenti a decisioni impopolari e difficili da far digerire se non si è in grado di fare della comunicazione uno strumento chiaro e onesto.
Il balletto nazionale in atto tra gli attori principali è quello di "scansare" la responsabilità.
A Putignano per esempio qualche giorno fa il Direttore Generale ASL Vito Montanaro è stato in visita all' Ospedale con l'assessore regionale Lacarra, in una visita tra il privato e l'istituzionale, con lo scopo di rassicurare i dipendenti che nessun reparto verrà chiuso sino alla apertura del nuovo Ospedale di Fasano Monopoli. Ci mancherebbe altro!!! Come si può pensare di tagliare 26 posti letto di ostetricia e ginecologia senza che le partorienti siano indirizzate a strutture in grado di accoglierle degnamente?
La questione ha tra i suoi nodi cruciali la quasi certa scomparsa del punto nascita di Putignano, molto al di sotto dei 1000 parti l'anno, requisito di sicurezza secondo le Guida internazionali di Neonatologia e ostetricia.
Il Reparto di Ginecologia e Ostetricia di Putignano è  sempre stato un fiore all'occhiello dell'assistenza sanotaria, ha sempre svolto bene il suo lavoro ed è abbastanza frequentato dalle mamme di Castellana. Punto nascita  ricordiamo a 5 Km dalla nostra città,

Domi Ciliberti, Francesco De Ruvo, Michele Mastrosimini quale è la vostra posizione?

Lo scrivo in parole povere:  le coalizioni possono essere pure fatte con l'impiego di fantasie e giustificazioni più strampalate ma sui problemi concreti la buona politica si distingue nel non raccontare chiacchiere ma nel dire esattamente qual è la sua visione per un futuro assistenziale ottimale per i nostri cittadini ?
Avete dunque idee chiare su  potenzialità e innovazione che dovrà avere l'Ospedale di Monopoli e cosa cambierà per il nostro bacino territoriale?
Quali sono le lacune assistenziali da voi evidenziate nella nostra città che dovranno essere colmate?
Le domande sono molte e molte  altre ancora ma sorge  il dubbio (viste le interviste, ascoltati i comizi, letti i propositi programmatici) che nessuno sguardo sia stato dato al piano di riordino sanitario, nessun approfondimento fatto.
Non sono lontani i giorni in cui sarete chiamati in causa!
Mi auguro vivamente di non dover assistere a sfilate dell'ultimo minuto a sostegno  di posizioni populistiche versus elettorali del tipo " siamo contro i tagli lineari perchè incostituzionali e non rispettano il diritto alla salute" "  oppure "a fianco delle mamme dell'Ospedale di Putignano" e slogan che divengono espressione della banalità e della deresponsabilizzazione.

venerdì 10 marzo 2017

Amministrative 2017 noi non ci saremo

Amministrative 2012
Amministrative 2017

Noi non ci saremo


È tempo che Castellana 2.1 dica forte e chiara la sua analisi sulle amministrative 2017 a Castellana ed il perché non faremo parte della partita.
È una decisione faticosa perché chiude un’esperienza politica importante che ha permesso di vivere un tempo molto bello e ricco di esperienze politiche e umane di grande portata.
Dalle amministrative del 2011 abbiamo percorso un tratto di strada insieme alla città. Una storia partita da un programma innovativo scritto assieme a tanti cittadini e dalla candidatura a Sindaco di Mercedes Lanzilotta che rompeva ogni schema, perché non aveva alcuna possibilità di vincere, ma parlava di realtà che a Castellana mai nessuno aveva affrontato, di  idee, progetti, sogni. Lo slogan Castellana Città d'Europa nasceva dal comune sentire di andare oltre la politica del paese, quella della polemica infinita sulle rotonde, solo per fare un esempio.
Ci sentiamo cittadini europei e profondamente "verdi".
Sin dopo le amministrative abbiamo lottato nel concreto perché Castellana venisse "liberata" dagli scarichi degli incivili di amianto nei nostri tratturi, nelle vie periferiche. Battaglia parzialmente vinta perché l'Amministrazione dopo aver ripulito i siti non ha mai fatto quel che chiedevamo a gran voce: un programma di prevenzione, incluse la videosorveglianza e l'incentivazione con sgravi delle tasse comunali per chi provvedeva a rimuovere l'amianto.
Ancora oggi nessuno può quantificare quanto amianto ci sia nelle case del centro come nelle nostre campagne. Un progetto di bonifica partendo da dati certi non è mai partito.
La battaglia ecologica per le Smart City, stop alla cementificazione delle campagne e recupero delle volumetrie esistenti, rappresentò il motore del coinvolgimento della città nella battaglia per il Candidato Premier del Centro Sinistra, promuovendo la candidatura della  Sen.Laura Puppato.
Castellana conobbe questa signora veneta, ai più sconosciuta ma con un passato e un presente politico prestigioso, in grado di smuovere un movimento di donne e uomini a sostegno di una donna di un grande coraggio, candidatasi al governo della nazione a pieno titolo. La presenza delle donne al Governo della Nazione, della Regione, delle Amministrazioni è tema centrale perché, come affermammo nel meeting all'Arco Barberio, “non solo il pane ma anche le rose” con Marina Terragni!
La nostra città, con una iniziativa da noi promossa, si è confrontata con l'amara realtà di quanto è duro essere donne e protagonisti della vita Politica, nel cuore di tutti l'incontro con quattro donne toste tra cui Paola Natalicchio, allora Sindaco di Molfetta e fatta cadere per mano della sua stessa coalizione alleatasi con la destra più corrotta, e Iaia Calvio, ex Sindaco di Ortanova, a cui a scopo intimidatorio arrivarono a profanare persino la tomba di famiglia.
Per la prima volta rompemmo l'omertà ed il silenzio sulla rete di irrigazione del riutilizzo delle acque reflue all'impianto terminato agli inizi degli anni 2000 e mai utilizzato per la lotta intestina tra i gruppi di potere legati a Pinto e Tricase. Un investimento di 5.000.000 di euro tenuto fermo irresponsabilmente.
Le nostre denunce pubbliche hanno portato finalmente, solo a dicembre 2016, a porre fine all'abbandono e alla sua inaugurazione.
L'amore per il territorio e la sua difesa, l'uscita dal Medioevo della nostra Regione senza un Piano di assesto idro-geologico, il piano che pone fine alla urbanizzazione selvaggia dlle nostre coste e delle nostre campagne, ci portò a promuovere un incontro della città con il  Vicepresidente della Regione Puglia Angela Barbanente.
Il tema del Fine Vita ci ha visti promotori di un’iniziativa che ha coinvolto molte associazioni della nostra città. Il Sindaco Tricase, in una pubblica intervista, aprì assicurando che avrebbe aperto lo Sportello per il deposito del Testamento Biologico. Alle parole mai seguirono i fatti. Castellana ne discusse e sappiamo essere una città sensibile. Tra pochi giorni la Camera approverà il disegno di legge concordato in Commissione, ma già sappiamo che Lega, la destra, i fasci, nonché parte della maggioranza del governo, voteranno contro.
I Diritti Civili sono stati un altro terreno di scontro con questa amministrazione. Abbiamo anticipato largamente l'approvazione della legge e fortemente criticato la posizione omofoba dell'attuale Sindaco che tra i primi in Italia si dichiarò contrario al riconoscimento delle coppie omosessuali sposate all'estero.
E i Rifiuti? La Raccolta Differenziata PORTA A PORTA.
Raccolto oltre 1000 firme, organizzati incontri e dibattiti. Nulla.
Castellana ad oggi non conosce come dovrà differenziare, costantemente  presa in giro da una società fallimentare per scopi e costi: la Multiservizi.
Responsabilità politiche e dirigenziali che affondano nel malgoverno della città da 20 anni sono uno dei nodi ineludibili per chi governa una città.
Lotta alla violenza domestica, lotta al Feminicidio Castellana non ha una casa per le donne che subiscono violenza o a rischio, Castellana non ha uno sportello. Tutto è affidato all'encomiabile lavoro dei nostri servizi sociali in debito di ossigeno perenne.
Perché questa lunga premessa?
Abbiamo creduto che quest'arte di fare politica fosse la più vicina alla gente, più che parlare di marciapiedi o tirare il can per l'aria sulla inattività di questa amministrazione.
Tutte le nostre iniziative hanno visto una attiva partecipazione popolare.
Come potremmo ora partecipare a questa competizione elettorale?
Avremo tre candidati Sindaci per le tre coalizioni note.
La prima nettamente di "destra" con Domi Ciliberti candidato sindaco ripresenta il vecchio adagio della continuità di questa amministrazione, pur nella vivacità della persona del suo Candidato. Non conosciamo il programma e quale futuro per Castellana abbiano in testa, così come ci è sconosciuta la rendicontazione e i progetti per il futuro dell'attività della Società Grotte. Del resto questa amministrazione mai ha sentito l'obbligo di spiegare ai cittadini (per esempio) perché non ha fatto niente e "quel niente" come e perché.
La Rendicontazione nella cosa pubblica è e deve divenire, lì dove non è realizzata, un DIRITTO del cittadino consapevole. Non rendicontare, oltre a essere indice di NON TRASPARENZA, aumenta il populismo di chi non mastica alcun elemento sul come si amministra e quali siano i problemi da affrontare e risolvere quando si gestisce la res publica.
Una coalizione che vede Pinto e Tricase insieme, un ossimoro si potrebbe pensare!
In realtà è la riproposizione di spartizione di interessi comuni e l'incapacità di ammettere che il gioco del potere deve avere la dignità di una fine meno ingloriosa.
Seconda coalizione "dalla estrema destra a sinistra"  con 8 liste civiche: in primis affrontano il sistema delle primarie per i Candidati Sindaci. Una "banda larga"  un "pot pourri" che va dalla destra di De Ruvo con posizioni che mai potremo condividere per politiche omofobe, negazione dei diritti civili, posizioni assolutamente divergenti sulla integrazione immigrati e welfare, al centro con il dèjà vu di memoria pintiana, completano i riottosi della amministrazione di Tricase.
Un’unione che sa di volontà di buttar a mare il vecchio per riproporre cosa? Non si conosce il programma nei suoi punti imprescindibili.
Certo c'è anche il PD sotto le mentite spoglie della lista civica e quella della sinistra che non si riconosce nel PD. Entrambe non hanno all'interno della coalizione la forza di esprimere un candidato sindaco che affronti le primarie. Del resto in coalizione vanno con la destra, a prescindere da chi sarà il candidato.
Il non trascurabile aspetto della esclusione delle donne ed il completo dominio maschile della politica, anche in questa coalizione, è sotto gli occhi di tutti.
Le donne compariranno per riempire le liste e a far da utili comparse nelle accoppiate elettorali.
Terza coalizione M5S : avremmo voluto costruire con una parte degli attivisti un progetto comune, abbiamo condiviso in questi anni molti sinceri e leali momenti di vita politica.
Non è stato possibile per le rigidità intrinseche delle regole del Movimento.
Non siamo grillini e mai lo saremo, pur condividendo alcune battaglie.
Non possiamo nemmeno non tacere che il loro Candidato Sindaco è stato Dirigente della Multiservizi a servizio della amministrazione Pinto, un uomo dalle mille case che, dopo la defenestrazione ad opera di Tricase, ebbe fase di riciclo prima nella destra di De Ruvo e oggi nei 5S.
In questa nostra analisi non può mancare una autocritica importante: fare Politica è anche arte del compromesso e capacità di stare a guardare.
Nella nostra storia non siamo stati in grado di comunicare, essere forza di aggregazione e in grado di fare crescere un progetto di sinistra autonomo. Abbiamo molto imparato però.
A questo giro ci fermiamo, ci troveremo ancora...alla prossima rotonda.


Castellana 2.1
Mercedes Lanzilotta

venerdì 24 febbraio 2017

Medico Non Obiettore Non è merce di scambio




Sono un Medico non obiettore dal giorno in cui mi sono laureata. Forte e chiaro lo ripeto:
a- No a qualsiasi forma di mobilità dei Medici non obiettori.
Non siamo merce di scambio e garantiamo una legge dello Stato negli Ospedali dove siamo stati assunti.
E' una forma di punizione spostarci in altri ospedali. Ci vedremmo trasformati in poveri fessi "mazziati e cornuti". Non siamo solo medici non obiettori. A nessuno piace pensare che rendere possibile una legge dello Stato sia un carattere distintivo delle tante attività che svolgiamo nell'ambito della nostra professione.
Semplicemente siamo dei professionisti a tutto tondo, anestesisti e ginecologi. Non si capisce la mobilità altrimenti a quali medici dovrebbe essere rivolta. Forse ai valdostani per la loro bassissima adesione alla obiezione di coscienza? Quale è la proposta: mandarli in mobilità in Veneto, Lazio, Campania ecc.? Non dobbiamo sopperire alla incapacità di scelta e governo delle ASST della politica.
b- No ai gettoni di presenza per far sì che sia garantita la 194 negli ospedali dove vi è una obiezione di struttura.
Non si fanno "marchette" sul corpo delle donne!
Ogni Ospedale con una Ginecologia e Ostetricia deve avere un organico che rispetti l'espletamento di tutti i carichi di lavoro nel rispetto delle norme dello Stato.
Una IVG non è comparabile ad interventi di elezioni come tiroidectomie, ernie inguinali, colecistectomie, ecc. ecc. Il carico emozionale esiste ed è aspetto non trascurabile.
Volentieri ci spostiamo nelle giornate di riposo ad espletare turni di 118 o come gettonisti in ospedali in deficit di organico, lì dove mancano anestesisti per interventi in elezioni qualsiasi. I soldi piacciono a tutti e le nostre buste paga sono ferme da 8 anni.
Non andremo da nessuna parte per coprire doveri di colleghi con problemi di coscienza, non per tutti dettati dal credo religioso e a cui viene offerta su un piatto d'argento la possibilità di rifiutare una parte del lavoro. La 194 è una legge, è compito delle amministrazioni creare le condizioni per cui in ogni ospedale vi sia personale medico e infermieristico sia possibile l'espletamento di una legge dello Stato. La legge presenta scappatoie nell'art.9. Marina Terragni e la sottoscritta abbiamo lavorato per una proposta di modifica che renda l' obbligo di assunzione dei medici 50% obiettori e 50% non obiettori basandosi sull' impiando costituzionale della legge. Solo così non sarà più possibile l'obiezione di struttura e permetterà la presenza H24 di medici non obiettori in ogni ospedale.
La posizione di alcune associazioni laiche,parlamentari, così come dell'Ordine dei Medici del Lazio deve essere rigettata e pure con sdegno.



martedì 20 dicembre 2016

Ministri del mio stivale troppo bucato


Dimissioni di Poletti doverose
E' più importante che un ministro conosca la trilogia kantiana o che sappia interpretare i bisogni degli insegnanti e correggere la riforma della scuola lì dove si può?
Difficile dirlo visto i pareri disparati.
Non si discute della qualità e contenuti della scuola ma di trasferimenti pretesi e legittimi/illegittimi di alcuni, difficili da realizzare se non a costo di smembramenti familiari lontani da Orio al Serio/Bergamo, divenuto elemento del welfare fondamentale.
Si discute di presidi sceriffi o manager, anche lì dipende dal riempimento del bicchiere.
Si discute degli stipendi degli insegnanti, troppo miseri per sopravvivere dignitosamente, non sufficienti per ambire ad un bilocale a Cernusco sui Navigli, figuriamoci a Milano.
Dunque la Fedeli rimanga lì con le sue lauree vere o equiparate all'ultimo minuto. Educativo in questa storia non c'è nulla ma solleviamoci dal continuarne a discutere.
Noi che la laurea ce la siamo presa veramente e siamo andati pure fuori corso tra le urla di madri e silenzi severi di padri, possiamo provare compassione ma pensiamo che se sa far bene se ne stia dove sta.
Non è invece accettabile un Ministro del Lavoro che pronunci frasi irresponsabili ed offenda l'Italia intera, quella della emigrazione dei nostri avi, quella delle navi a carbone per intenderci ( anche lì emigrarono dei delinquenti Ministro ma erano la minoranza ) e quella delle centinaia di migliaia di giovani di oggi con laurea andati via, dovuti andare via dall'Italia.
Poletti offende la memoria degli italiani sepolti a Marcinelle.
Di loro il nostro poco alfabetizzato ministro non sa e forse non ne ha avuto mai conoscenza.
Sono 30.000.0000 gli Italiani emigrati nel mondo, non conto gli oriundi.
Brava gente. Gente che quando l'Italia gioca contro la Germania si raccoglie nei locali con la maglia e bandiera tricolori e si commuove già alle prime note del truce Inno di Mameli.
Sì, brava gente.
Pizzaioli e ingegneri a Monaco di Baviera, a Buenos Aires, Shanghai, San Paulo che mai avrebbero pensato che il Ministro del Lavoro li spingesse fuori a calci nel sedere a suon di ignoranza, incapacità di pensiero e sensibilità di Uomo. Le dimissioni sono doverose, Ministro del mio stivale troppo bucato.

martedì 13 dicembre 2016

La codardia della politica ed il consenso delle mamme ai tempi di Facebook


La chiusura di un punto nascita con meno di 500 posti letto non dovrebbe fare più notizia, al contrario impone la domanda del perchè ancora non si sia proceduto in tal senso.
Le cronache di questi giorni in Lombardia ci rimandano le immagini delle mamme di Angera che hanno occupato l'Ospedale insieme alle sconfortanti interviste dei rappresentanti dei partiti.
Si distinguono tutti per disonestà politica a tutto tondo.
Non si salva nessuno, uniti  nel soffiare sul fuoco del consenso, per rappresentare ed interpretare  una protesta populista, fuori da ogni contesto scientifico, sanitario ed economico.
Già nel 2010 l'accordo Stato Regioni a chiare lettere indicava la chiusura dei punti nascita sotto i 500 parti l'anno, essenziale sia per la sicurezza delle partorienti che dei nati, sia per la antieconomicità di un sistema che deve potersi permettere di finanziare H 24, cioè 24 ore su 24 infermieri, ostetriche, ginecologi, anestesisti e pediatri per un parto al giorno, massimo 2 contando che per molti giorni non nasce proprio nessun bimbo.
Personale costosissimo a non far nulla per gran parte delle ore.
Le linee guida internazionali parlano chiaro e non c'è nessuno che possa contraddirle.
Gli standard operativi, tecnologici e di sicurezza per la madre ed il bambino vengono  garantiti negli Ospedali dove si registrano minimo 1000 parti l'anno. Ad Angera la media dei nati sono 450-475.
L'annuncio della chiusura ha provocato l'immediato tuonare dell' italietta delle campanili, quella che si precipita alla ricerca del consenso dei cittadini in particolare delle agguerrite mamme di Angera.

Il consigliere regionale M5S Violo afferma con la faccia seria del caso
" Chiudere il punto nascita di Angera è una decisione infame e vergognosa" (la moderazione nell'uso delle parole non è il suo forte).
Straparla di una presunta ritorsione per la vittoria del No al Referendum e urla il suo furore contro una  decisione centralista del governo (naturalmente PD). Nella sua logorroica farneticazione si dimentica che nel 2010 l'Ospedale di Angera era già nella lista dei punti nascita da chiudere  e che al tempo il Governo era quello di Berlusconi, decisione peraltro corretta.
Ma tant'è!
La Lega investita dal dovere di dare luogo alla esecuzione di un piano concordato con il Governo nella persona del Presidente della Regione Maroni scarica sul Governo le responsabilità, con solerzia egli  afferma  "noi le risorse per garantire la sicurezza ad Angera le avevamo trovate, noi il Punto Nascita lo volevamo tenere aperto":
Si deduce dunque che Maroni ai conti pubblici non è interessato, tenere in piedi una struttura di gente a non far quasi niente e costretta ad oziare per mancanza di pazienti, non sia un problema di cui rendicontare allo Stato e alle nostre tasche.
Il Consigliere Regionale del PD Alfieri gioca al rimpallo con Maroni . Lo avvisa "non tirarti fuori dalle responsabilità di Presidente di Regione!" ma si poi concede al populismo trasversale affermando "l'Ospedale di Angera avremmo potuto salvare rafforzando la Pediatria e dotando l'Ospedale di Pediatria Neonatale".
E così anche il  PD non si distingue per aver compreso quanto sia importante tutelare la Salute e difendere al contempo la Res Pubblica.
Cosa fa la gente di Angera in questo disgustoso teatro della politica?
Occupa l'Ospedale ,lo riempie di cartelloni al limite del ridicolo " ci avete fatto nascere e ora???.... ci abbandonate"  e crea gruppi su Facebook in difesa della ostinata battaglia  senza prevedibile lieto fine.
E' evidente che lo scarica barile di responsabilità dei politici non porterà a nulla se non allo scemare della protesta in tempi brevi.
Il gruppo più frequentato di Facebook che accompagna la protesta "Comitato spontaneo permanente Ospedale di Angera" cancella chiunque intervenga non in linea con la protesta, persino un medico anestesista nato in quell'Ospedale, intervenuto pacatamente con riflessioni condivisibili, viene prima coperto di insulti e poi bannato.
L' amministratrice del gruppo  a chi protesta sulla poca democratica gestione del gruppo scrive "il gruppo non accetta commenti critici, è stato fondato contro la chiusura , i commenti negativi non sono ben accetti".
I Sindaci di Angera e comuni limitrofi si fanno portavoce del No alla  Chiusura e a nessuno di loro viene in mente di distinguersi per asserire quanto più utile si possa  e debba fare:
chiedere più SALUTE per i cittadini, più assistenza in termini di servizi garantiti.

Il reale pericolo della politica dei tagli è indebolire l'offerta in termine di Salute.
La chiusura di un punto nascita con meno di 500 posti letto è  inderogabile non perchè il governo lo vuole, ma perchè partorienti e bambini abbiano tutti i margini di sicurezza che un moderno Sistema Sanitario deve poter offrire.
La chiusura coincide con il riordino del Piano Sanitario Nazionale?
Lo Stato metta sul piatto una migliore offerta assistenziale.
La domanda che la popolazione di Angera deve porre e ha il dovere di chiedere: sul piatto della bilancia cosa lo Stato offre.
Non può passare i messaggio della sempre minore offerta di Salute pubblica.